Recupero terreni incolti

Cari soci e amici di Coltiviviamo,

molti si sono chiesti perché dal 2016 abbiamo smesso con il servizio di consegna settimanale della verdura. Le ragioni sono molto concrete: l’orto familiare, così come lo avevamo impostato in questi due anni, richiede troppo lavoro da retribuire, troppa acqua e quindi un investimento economico che non siamo in grado di mantenere. Ci siamo riusciti nel 2014 e nel 2015 sia per l’entusiasmo e il lavoro volontario che ci hanno messo i soci che lavoravano nell’orto a Roppolo Piano e di quelli che hanno organizzato e realizzato la consegna settimanale del mercoledì, che grazie al sostegno trovato tramite i Progetti di Pubblica Utilità e la co-partecipazione dei Comuni.

Testardi come sempre siamo andati avanti a recuperare i terreni incolti. Vi ricordiamo che nella nostra zona, la bassa Serra d’Ivrea, sono sempre più i terreni che rimangono non lavorati. Sono terreni in zone marginali, di scarsa produttività, ma che nei secoli sono sempre stati utilizzati da un agricoltura familiare e centrata sulla autosufficienza alimentare.

Il ruolo che stiamo svolgendo recuperando questi terreni è pubblico, di interesse collettivo perché questo nostro piccolo sforzo (piccolo e spesso insignificante nei confronti del problema) vuole cominciare a limitare questo abbandono, abbandono che porta a un peggioramento della qualità del paesaggio e a maggiori rischi idrogeologici.

Senza contare che in questi anni abbiamo cercato di offrire piccole remunerazioni a persone in difficoltà economica e lavorativa. Dalla crisi del 2008 sono molti quelli che hanno perso il lavoro o hanno di molto peggiorato le proprie condizioni: lavoro in nero, maggiore insicurezza, difficoltà a ricollocarsi. Riteniamo doveroso aggregare e esprimere i bisogni di questo pezzo, non irrilevante, di popolazione che spesso viene dimenticata dal racconto dei mezzi di comunicazione di massa. Non riscuote consensi dire che oltre il 40% di giovani è disoccupato e che esiste una fascia di età in cui è molto difficile trovare lavoro (coloro che hanno più di 50 anni) e che leggi ingiuste hanno creato fenomeni come quello degli esodati. Certo siamo solo riusciti a fornire un po’ di Buoni Lavoro (forma di retribuzione ipocrita che spesso copre precarietà di vita e di lavoro), ma siamo orgogliosi di averlo fatto e di essere in questi anni riusciti a tenere insieme il gruppo, nonostante le tensioni e le mille litigate.

Adesso, grazie a un’associazione di Biella, Enrico Into The  World, stiamo cambiando modo di realizzare il nostro scopo. Coltiviamo poche cose: patate, fagioli, zucche ma in modo molto più esteso. 20160702_082405Coltivando i terreni del Vernetto, nei pressi della Cella e sopra Casa Albert a Viverone siamo quasi a un ettaro di terreno lavorato. Ne avremmo molto di più a disposizione, ma si fa quello che si può.

‘L’orto del Tennis’ di Roppolo Piano non lo abbiamo dimenticato. Un gruppo, soprattutto di donne, ha in questi mesi continuato a curarlo e a piantare qualche verdura. Proprio ieri abbiamo raccolto le patate novelle che erano state piantate sotto uno dei tunnel realizzati gli anni scorsi. Sono gialle, belle e completamente prive di trattamenti.

Insomma tutto questo sermone per chiedervi di continuare a sostenerci, acquistando le nostre patate gialle. Questo ci permetterà di pagare qualche Buono Lavoro in più a fine estate e inizio autunno per le altre patate, i fagioli e le zucche.

Se volete qualche chilo delle patate novelle dell’Orto del Tennis potete SCRIVERCI all’indirizzo coltiviviamo@gmail.com , affrettatevi perché la quantità e limitata

Vi terremo aggiornati per le altre colture

Buona domenica

Ettore Macchieraldo