Recupero terreni incolti

di Luigi Zai

copertina-pec-pag1-01Un libro ideale per un regalo natalizio. Un libro che in due giorni di presentazioni locali a ottobre ha venduto trecento copie ed è già alla prima ristampa.

Sessantasei racconti di vita vissuta, di personaggi reali, di animali, alberi, risaie, tradizioni, reperti archeologici, ambientati in un mitico “Borgo antico” realmente esistente (San Damiano di Carisio).

Una narrazione agile, che si può affrontare sotto innumerevoli angolazioni: il gusto per l’aneddoto, l’interesse per termini ed espressioni dialettali ormai desuete, il divertimento boccaccesco, il taglio decisamente lirico di alcuni brani, l’empatia verso le persone, il valore dell’amicizia, il sacro rispetto per l’ambiente e la natura, l’attaccamento alle tradizioni e alle narrazioni di un mondo incantato ormai scomparso.

Una raccolta di testi brevi e di immagini non artistiche, ma significative di un universo altamente simbolico, da leggersi uno alla volta prima di andare a letto o da centellinare appena dopo pranzo, come un ottimo digestivo dolceamaro.

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L’autore, un personaggio: Pier Emilio Calliera, detto Pec, un contadino giornalista dall’animo gentile che sa far sorridere, commuovere, sensibilizzare su temi rilevanti con una leggerezza che ha fin da subito conquistato i lettori, anche quelli che non amano leggere, come confessava una signora a proposito di suo marito.pec-con-libro-vintage-300x256

Pec, in uno dei suoi racconti si è paragonato a quello che in dialetto si chiama cincibut, scricciolo. Un uccellino che sicuramente pochi hanno mai avuto occasione di vedere, un piccolo volatile timido, ma vispo e curioso, che ama la solitudine dei boschi, ma non disdegna la vicinanza degli uomini.

D’accordo, Pec è un affabulatore, ma chi lo incontra per la prima volta potrebbe ricevere l’impressione di avere davanti a sé una persona timida e un po’ impacciata, ben diversa dall’affabulatore di cui tutti parlano.

Forse è proprio questo contrasto che crea il personaggio. Pec racconta storie, ma la prima vera storia è lui. Il cincibut curioso e innamorato della vita che mette il becco dappertutto. La sua vita quotidiana si svolge nei campi, a bordo di un trattore o con qualche attrezzo tra le mani.

Ma poi scopri che scrive di cronaca per un giornale locale. E lo fa non nel solito modo asettico degli improvvisati cronisti di provincia: lui, in mezzo alle espressioni di prammatica, fa scivolare di soppiatto frammenti del suo cuore.

E poi scopri che, mentre graffia la terra con l’erpice, si ferma ogni tanto a raccogliere dei cocci che affiorano e che si rivelano importanti reperti dell’epoca romana, e li mette in disparte a disposizione della Sovrintendenza. E intanto studia, impara il lessico dell’archeologia.

E ancora, scopri che si appassiona di storia, quella più recente, quella vera che riguarda la vita quotidiana delle persone che si guadagnano a fatica la pagnotta sgobbando nei campi, e magari intanto scherzano e cantano, e la sera ballano sull’aia. Un’aia dove all’improvviso fanno irruzione le ligere, i caminant, vagabondi senza tanti scrupoli che derubano i possidenti e chiedono un piatto di minestra o una gallina ai meno possidenti. E alla sera frequentano le osterie e le balere improvvisate nei cortili delle cascine tra il biellese e il vercellese, attratti dal fascino delle mondine.

E fra queste ligere ce n’è una che sembra comportarsi da gentiluomo, che si distingue per la sua originalità, astuzia e agilità. Uno che chiamano il Biundìn, per via della sua capigliatura insolitamente chiara da queste parti. E che un giorno dovrà morire sotto i colpi di pistola sparati da un giovane carabiniere di Santhià. Correva l’anno 1904 e da allora la storia del Biundìn è stata romanzata e tradotta anche in fumetti. E il Pec se ne è innamorato perché il Biundìn frequentava il Borgo Antico di Carisio, perché era un personaggio fuori dalle righe e forse nemmeno cattivo. E il Pec è diventato un profondo conoscitore di questo personaggio fino a impersonarlo durante una rievocazione.

Ma tutto questo non basta per conoscere il Pec. Dovete leggerlo, incontrarlo e conoscerlo, perché il vero protagonista di “Dove il tempo si è fermato” è proprio lui: Pec.

Archeologia, tradizioni, natura e personaggi del “Borgo antico” raccontati con passione da un cantore della risaia, le prime 66 storie, 212 pagg., con fotografie a colori dell’autore, copertina flessibile con alette, formato 14,8×21, euro 14,00 – isbn 978-88-842035-0-9.