Recupero terreni incolti

Intervento introduttivo all’assemblea di sabato 8 aprie 2017Coltiviviamo

 

Gentili soci e amici,

la situazione di Coltiviviamo ha molte ombre e qualche luce; questo è in estrema sintesi il quadro delle nostre attività. Abbiamo anche pensato come Direttivo di presentare le dimissioni: troppe le defezioni dei soci e nello stesso direttivo, troppe le tensioni e le accuse, difficile realizzare gli obiettivi, latitante l’appoggio delle amministrazioni.

Abbiamo deciso invece di mantenere il nostro incarico fino a scadenza. Sicuramente ci siamo sentiti ricaricati in questo inizio del 2017 da alcuni successi come le passeggiate del Buon Cammino, che hanno visto crescere un gruppo coeso che le organizza e confermate le presenze e l’attenzione dei camminatori; grande successo anche della prima edizione di Paesaggio Art Landscape, la manifestazione che ha portato l’arte contemporanea nel paesaggio del Lago di Viverone e di cui Coltiviviamo è stata co-organizzatrice.

Non solo per questo abbiamo deciso di proseguire e non indebolire ulteriormente la nostra precaria organizzazione. Le ragioni di fondo del nostro associarci sono più che valide. L’abbandono e il degrado ambientale sono sotto gli occhi di tutti. La disoccupazione è ormai evidentemente un problema cronico, che con ogni evidenza non si riassorbirà da solo con meccanismi di autoregolazione del mercato.

Coltiviviamo nasce per questi motivi di fondo, è scritto nello Statuto: recupero dei terreni incolti, sostegno al reddito delle persone in difficoltà.

E’ un’associazione non un’impresa, le sue attività non devono fare profitti. Su questo bisogna fare chiarezza. Tutte le nostre attività, comprese le camminate e Pal, oltre che quella vera e propria agricola, non hanno guadagni né ne avranno. Anche con Pal (che consideriamo tutti un successo), siamo riusciti a incassare circa un terzo della cifra che è stata investita, girata poi a Teatro Squezz.

Questo rapporto è grosso modo anche quello che abbiamo avuto per la produzione di patate e fagioli, che è stata possibile grazie al contributo del 2016 di Enrico Into The World.

Avremmo voluto che questa attività sostenesse di più economicamente Coltiviviamo, ma non ci siamo mai illusi che avrebbe superato il punto di pareggio.

Con questo vogliamo dire che il fatto di esser un’Associazione di Promozione Sociale e di aver aperto la Partita Iva non ci porta a essere impresa, ma a dover lavorare su più fronti per sostenere economicamente le attività che facciamo per tenere fede a quanto scritto nello Statuto.

Abbiamo necessità di tenere insieme sostegno dell Amministrazioni Pubbliche, ricerca di finanziamenti privati, contributi dei soci e attività commerciale marginale. Per questo sarebbe necessario un Ufficio del Territorio, che faccia della ricerca fondi e della promozione la propria attività, anche attraverso i portali Web che abbiamo contribuito a realizzare e rendere parzialmente operativi.

Stiamo arrangiandoci a spizzichi e bocconi, ritagliando il tempo tra un impegno e l’altro per cercare soldi e presentare domande.

Nel 2016 abbiamo presentato due progetti.

Il primo è stato quello di Paesaggio art Landscape, bocciato dalla Fondazione San Paolo, ma approvato da Fondazione CRB. La parte di CRB avrebbe dovuto essere solo di cofinanziamento, invece è diventata l’entrata economica principale della manifestazione. Grazie al lavoro di Marie Rose, Grazia e Renato è stato rifomulato il budget e siamo riusciti a portare a termine l’obiettivo con le forze che avevamo.

Due cose importanti sono successe che ci hanno sostenuto. La riuscita del crowd funding, è l’incredibile impegno in ore di lavoro volontario.

Proprio per riuscire ad avere continuità anche nell’attività di recupero terreni abbiamo presentato con l’Associazione Sportiva Vivere la Fattoria di Roppolo un progetto per portare due ragazzi del Servizio Civile a lavorare con noi. Il progetto si chiama Colta Terra, è stato presentato dall’Arci servizio civile di Torino e partirà a ottobre 2017. Al progetto si sono anche aggregati i Comuni, arrivando a preveder undici ragazzi a sostegno di comuni e associazioni nel recupero e valorizzazione dell’area della bassa Serra e di parte dell’AMI.

Speriamo con questo di risolvere qualche problema strutturale di Coltiviviamo, anche se non bisogna sottovalutare che questi ragazzi, alle loro prime esperienze, avranno necessità di sostegno e di un contesto che li sorregga.

Abbiamo contribuito a scrivere e presentare il progetto Colta Terra perché non riusciamo ad avere un impegno costante di volontariato nelle attività di lavoro nei campi. Queste attività, specie quella orticola, richiedono un notevole lavoro e, ci siamo resi conto, non possono basarsi sul volontariato.

Purtroppo abbiamo dovuto usare per condurla i Buoni Lavoro, che sono uno strumento imperfetto per regolare i rapporti di lavoro occasionale. Questo ha causato tensioni perché non era chiaro e condiviso il criterio con cui venivano erogati, non potendo corrispondere di fatto al numero di ore di lavoro effettive di tutti.

Oltre alla difficoltà del lavoro vero e proprio abbiamo anche delle carenze strutturali: la mancanza di contratti per i terreni recuperati, l’accesso all’acqua, la mancanza di mezzi e di una sede stabile.

Queste sono carenze che non dipendono da noi, ma da altri attori con cui avremmo dovuto condividere oneri e onori.

Un ultimo cenno, prima di dare parola a chi vi illustrerà meglio il rendiconto economico e le attività nei campi e sui sentieri, va all’esperienza dell’Orto socievole di Occhieppo Inferiore.

Là c’è un gruppo che su un terreno regolarmente concesso dal Comune, sta conducendo un orto condiviso. Anche tra loro non sono mancate le tensioni e l’eccesso di carico di lavoro su pochi; però l’esperienza va avanti e mantiene importanti relazioni con il territorio.

Una di queste è con il Filo da Tessere per l’integrazione di profughi e migranti. Nel corso del 2016 sono andati ad aiutare nell’orto dei ragazzi ospitati nei centri di prima accoglienza di Biella e di Occhieppo, e ci sono venuti anche ad aiutare a Roppolo per la raccolta dei fagioli.

E’ un’esperienza importante perché siamo convinti che i flussi migratori hanno delle cause profonde come povertà, cambiamenti climatici, aumento demografico e guerra e, difficilmente, si potrannno arrestare finché non si interverrà su di esse. Non pensiamo che le soluzioni fino a qui messe in campo per integrare queste persone siano adeguate. Troppe persone concentrate nello stesso luogo (spesso nelle periferie), soldi usati prevalentemente per mantenere in piedi le organizzazioni che li accolgono e altri limiti evidenti. Crediamo però che si debba distinguere e che le persone rimangano tali, non diventano avversari perché hanno la pelle più scura o usanze diverse. Perciò continueremo a impegnarci perché in questo territorio, a bassissima densità di popolazione, tutti gli uomini e tutte le donne siano trattati con dignità.

Ettore Macchieraldo