Recupero terreni incolti

Domani sarà il primo maggio, una festa dedicata al lavoro. Una festa sempre più svuotata e ripetuta stancamente.

Eppure il lavoro – che manca, che è precario, che va lontano – è l’aspetto più evidente (e più pesante) dei cambiamenti che stiamo vivendo.

Il dogma secondo il quale basta impegnarsi, essere flessibili e meritevoli per avere ricchezza è travolto e ridicolizzato dai tassi di disoccupazione in continua crescita. Quando si fermano è perché le persone senza occupazione hanno talmente sfiducia in se stessi e nel sistema da non cercare neanche più un lavoro, o accontentarsi del nero, e quindi non vengono registrati statisticamente.

I poveri cominciano a incolpare se stessi per i propri fallimenti, anche quando possono fare poco per cambiare la situazione. Le cause della mancanza di lavoro sono molte: ci sono sempre meno materie prime disponibili e, spesso, a costi più alti; i cambiamenti climatici, specie in agricoltura, creano danni e modificano i cicli; l’automazione robotica espelle operai e impiegati dai loro posti di lavoro. Cosa può ogni singolo individuo di fronte a fenomeni di questa portata?

Le nostre piccole e faticose esperienze sono importanti. Cercano risposte per tutti partendo dalle piccole cose, escono dalla dimensione puramente individuale per cercare risposte di solidarietà.

Certo siamo una goccia nell’oceano… ma ‘l’uomo che sposta le montagne comincia portando via i sassi più piccoli’.

 

Buon primo maggio a tutte e tutti